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Antro della Sibilla

Antro della Sibilla

Il cosiddetto Antro della Sibilla è una galleria di epoca greco-romana collocata nei pressi del Parco Archeologico di Cuma.

È stato spesso identificato con il luogo nel quale la Sibilla Cumana avrebbe pronunciato i suoi oracoli, ma gli studiosi ad oggi tendono ad esculderlo. È probabile che si trattasse di una galleria realizzata a scopo difensivo per la città ed il porto sottostanti.

La galleria, abbandonata nel XII secolo a seguito dello spopolamento dell’abitato di Cuma, fu rinvenuta dall’archeologo Amedeo Maiuri negli anni trenta del secolo scorso.

Orari di apertura:     

  • Tutti i giorni dalle ore 9:00 ad un’ora prima del tramonto
  • Chiuso il 1 gennaio, il 1 maggio e il 25 dicembre
  • Visita cumulativa con il Parco Archeologico di Cuma
  • la biglietteria chiude un’ora prima

La leggenda della Sibilla Cumana

Secondo la leggenda mitologica, la Sibilla era una giovane fanciulla di superba bellezza di origine greca che possedeva grandi capacità divinatorie. Un giorno il Dio Apollo colpito dalla sua avvenenza, si innamorò a prima vista della bella fanciulla e per conquistarla le promise che avrebbe esaudito ogni suo desiderio.

Sibilla (autentico nome di persona) prese un pugno di sabbia dalla spiaggia e chiese ad Apollo di lasciarla vivere tanti anni quanti i granelli che aveva raccolto nella sua mano. Il Dio l’accontentò ma la fanciulla commise un grave errore: si dimenticò di aggiungere di voler vivere gli anni in eterna gioventù. La sua dimora fu Cuma, scelta come luogo meditativo per poter officiare l’arte divinatoria, dove fu amata perdutamente dal Dio Apollo.

Il tempo trascorreva e anche l’amore tra Apollo e Sibilla si consumava. Lei invecchiava sempre di più in anno in anno, afflitta dalle malattie e dagli acciacchi, fin quando il suo corpo ormai decadente si tramutò in una piccola larva; Apollo per preservarla dall’incuria del tempo, la collocò in una gabbietta all’interno dell’antro, finché di lei non rimase che la voce, l’unica testimonianza fisica della sua presenza che profetizzò ancora a lungo, gli eventi futuri.

La leggenda vuole che solo un pugno di terra natia avrebbe spezzato l’incantesimo (prigioniera del suo stesso male, l’eternità) che le avrebbe permesso di morire in pace.

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INDIRIZZO  Strada Provinciale Cuma Licola, 3, 80078 Pozzuoli

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